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Il Fiume Ledra
In questa zona inizia un percorso che attraversa una fascia di notevole interesse naturalistico e di pregio paesaggistico, che inizia ad Artegna e si estende fino al canale Gravate. Il corso diventa tortuoso ed è fiancheggiato da boschi di ontano nero, frassino maggiore, pioppo nero. Le principali zone di accesso sono a Campo Garzolino, Campo, San Floreano.

Le sorgenti del Cormôr
Il più antico, insieme al Cuar, nasce nella zona argillosa chiamata "Polvaries", prosegue ad est di Santo Stefano e Collosomano e poi verso sud, portando con sé le acque che raccoglie nel bacino. Scorre per circa 17 km all'interno dell'anfiteatro morenico perdendo le acque, ma nei periodi di piena il fiume diventa molto pericoloso, soprattutto più a sud.

Biotopo naturale "Palude di Fontana Abisso"
Il sito rappresenta una delle ultime testimonianze delle vaste torbiere e paludi un tempo presenti nell'anfiteatro morenico del Tagliamento. Vi sono comprese superfici significative di torbiera, sopravvissute miracolosamente alla bonifica agraria ed alla messa a coltura che hanno caratterizzato quasi tutte le torbiere pedemontane friulane dopo la cessazione delle pratiche di scavo della torba. La vegetazione è rappresentata da esempi di magnocariceti su torba, canneti, prati umidi a Molina, popolazioni di Cladium mariscus.. Nel sito vi è abbondante presenza di specie igrofile di notevole rilevanza a livello nazionale e regionale, anche in considerazione delle differenze vegetazionali tra le diverse zone umide che caratterizzano il sito.

Fornaci, battiferro, mulini
Terra ricchissima di acqua, Buja ebbe, fin da tempi remoti, diversi mulini ad acqua.
Nel 1800 ne esistevano ben quattro ed un battiferro mossi dalle acque del Rio Gelato e del Ledra.
La produzione dei laterizi sia in Patria sia all'estero ha rappresentato per tutto il 1800 l'economia trainante di paesi dove lo stato d'indigenza portava quasi sempre all'emigrazione "forzata"; sul perché molti friulani intrapresero l'attività di fornaciaio si possono tentare varie spiegazioni, ma senza dubbio il motivo principale è che fin dall'antichità l'arte di fabbricare mattoni si praticava in tutto il Friuli, ritrovamenti di fornaci romane, rinascimentali e settecentesche sono tutt'ora in atto. A Buja alla fine del 1800 esistevano sette fornaci da laterizi e calce, di cui una a "fuoco continuo" e le altre a carattere artigianale. L'attività artigianale più consistente era quella della famiglia Calligaro. Di questa fornace oggi si conservano i ruderi. Il tipo di forno costruito nel 1853 dai fratelli Calligaro per la cottura dei laterizi è propriamente detto "forno provvisorio di campagna". Il termine provvisorio non ci deve indurre a pensare che la fornace non fosse una vera e propria costruzione stabile, al termine "provvisoria" va attribuito il significato derivante dal latino medioevale "provisoriu(m)" e cioè provvedere alla cottura dei mattoni in base alla richiesta. La fornace dei Calligaro rimane come raro esempio di fornace artigianale ottocentesca, la speranza è che non si perda questo edificio frutto di ingegno, tecnica e tecnologia e che questa rimanga come simbolo del lavoro e della fatica dell'uomo.

Un tempo si lavavano i panni al lavatoio ...
Sugli argini dei numerosi corsi d'acqua che scorrono sul territorio di Buja si trovano sei lavatoi: a Madonna-Codesio, a Tomba, in Campo, ad Avilla, a San Floreano e a Santo Stefano. Essi rappresentano il retaggio di un passato recente che ha lasciato tracce di storia e cultura locale. La costruzione più interessante è senza dubbio il manufatto di Madonna-Codesio che è ubicato all'incrocio di due strade ovvero via Palut e Strade Pedrade; risale al primo ventennio del Novecento. Il fabbricato di forma rettangolare è costituito da due muri sorretti da pilastri in cemento armato; il frontone principale è abbellito da tre torrette che conferiscono eleganza, leggerezza ed armonia alla costruzione; quella centrale ospita una statuetta della Madonna del Carmine. Sotto è raffigurato il fascio littorio, simbolo dell'epoca fascista.
Nonostante questi esemplari architettonici siano molto semplici, tuttavia sono interessanti documenti della storia economica, sociale e culturale del paese nei primi anni del secolo scorso, quando le donne si recavano al lavatoio a lavare i panni, immergendo le mani nelle acque gelide nelle fredde giornate d'inverno o nelle tiepide e ventilate giornate primaverili, raccontandosi fatti, gioie e dolori tra lo sciabordio dell'acqua. Sembra ancora di sentire delle voci ...